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Il processo è più importante del risultato.

  • “Quando il risultato guida il processo andremo sempre e solo dove siamo già stati.
  • Se, invece, il processo guida il risultato, potremmo non sapere
  • dove stiamo andando ma sapremo di essere nella direzione giusta”.
  •  Bruce Mau,  Incomplete Manifesto for Growth, 1998
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Questo articolo – come lo stesso titolo – non vuole essere l’ennesima celebrazione del ruolo del computer nel processo progettuale. Al contrario, si vuole qui affermare come i recenti sviluppi nell’architettura e nel design siano in realtà esito di un percorso di ricerca maturo che, supportato da un profondo controllo degli strumenti digitali, sta paradossalmente liberando il progettista dai vincoli e dai condizionamenti del software, facendo assurgere quest’ultimo a strumento “neutrale” di indagine ed approfondimento. Progettazione parametrica, modellazione algoritmica, design generativo, design associativo sono le parole chiave di un nuovo paradigma in grado di rispondere alla crescente complessità dei problemi progettuali attraverso un approccio alternativo, che colloca in una prospettiva diversa i ruoli consolidati di processo e risultato e vede nel computer il naturale alleato, ma non la ragion d’essere.

AVANGUARDIA

L’approccio non è recente, perlomeno non contemporaneo. Luigi Moretti (1906-1973) è il primo architetto a parlare di Architettura Parametrica elaborando (insieme al matematico Bruno De Finetti) progetti per stadi di calcio, tennis e nuoto che rifiutavano riferimenti tipologici, perseguendo l’idea di generare la forma attraverso rigorose relazioni geometriche tra parametri quantizzabili, relativi alla visione ottimale. Scriveva Moretti:

I “parametri” e le loro interrelazioni divengono così l’espressione, il codice, del nuovo linguaggio architettonico, la “struttura”, nel senso originario e rigoroso del vocabolo, deficiente le forme che quelle funzioni esaudiscono. Alla determinazione dei “parametri” e loro interapporti, debbono chiamarsi a coadiuvare le tecniche e le strumentazioni del pensiero scientifico più attuali; particolarmente la logica-matematica, la ricerca operativa e i computers, specie questi per la possibilità che danno di esprimere in serie cicliche autocorrettive le soluzioni probabili dei valori dei parametri e delle loro relazioni.

Luigi Moretti, Bruno De Finetti, ricerca “Architettura Parametrica”. Mostra alla XII Triennale di Milano, 1960. Modello in gesso di uno stadio per il calcio basato su curve di “equiappetibilità visiva”.

 

Negli stessi anni l’ingegnere Sergio Musmeci ribalta l’approccio tradizionale al calcolo strutturale, perseguendo con tenacia l’idea della “forma come incognita” realizzando l’inedita struttura del ponte sul Basento a Potenza. L’importanza di Musmeci risiede nel tentativo di reinterpretazione del problema strutturale la cui soluzione era basata sostanzialmente su metodi codificati di dimensionamento e verifica di elementi predefiniti (piloni, travi, archi) individuando, per la Scienza delle Costruzioni la necessità di “sviluppare una vera e propria teoria delle forme, interamente basata sulle enormi potenzialità di trattamento delle informazioni offerte dai calcolatori elettronici”.

Sergio Musmeci, Ponte sul Basento, Potenza, 1969

 

Le intuizioni di Moretti e Musmeci mostrano evidenti segni di affinità con un nuovo indirizzo di ricerca che, a partire dagli anni ’60, caratterizza l’intera avanguardia architettonica (con “epicentro” presso la Architectural Association School di Londra) che può essere sintetizzato nella nuova centralità del concetto di diagramma (processo): il tipo non definisce più l’idea di partenza di un’opera, ma è sostituito dal diagramma che rifiuta la descrizione della forma finale dell’oggetto architettonico per indagare il sistema complesso di relazioni delle sue parti. Il ricorso al diagramma ha acquistato importanza sempre più rilevante negli ultimi decenni: si pensi ai diagrammi di trasformazione di Eisenmann, ai dipinti di Zaha Hadid, a Rem Koolhaas. L’affermazione del concetto di diagramma non è, pertanto, sincronica alla diffusione del computer in ambito progettuale, ma la precede.

 

Zaha Hadid, Vitra Fire Station, Weil am Rein, 1991. Dipinto di studio. La tecnica rappresentativa della Hadid suggerisce il flusso di composizione dell’oggetto architettonico ed il processo associativo delle sue parti. La forma finale è il congelamento della dinamica generativa.

 

Il digitale è diventato soltanto negli ultimi anni strumento di amplificazione e momento di verifica per l’avanguardia ormai divenuta mainstream. La reciproca fecondazione tra teoria architettonica e possibilità offerte dal digitale ha consentito di estendere rapidamente l’utilizzo del computer che da semplice strumento produttivo (finalizzato alla velocizzazione di operazioni) si è evoluto in un sistema di controllo maturo che ha consentito di dare forma e materia a nuove sperimentazioni formali. La recente introduzione in ambito progettuale di complesse tecniche di programmazione (scripting) e dei software parametrici ha offerto ai designer possibilità inattese, al punto da rendere del tutto imprevedibile, o quantomeno sfumato, il portato e l’influenza di tali strumenti.

SOFTWARE

I software parametrici – protagonisti di un’ampia e trasversale diffusione in virtù di un utilizzo intuitivo che non richiede conoscenze di programmazione – consentono di organizzare i progetti in sistemi associativi basati su logiche di relazione tra parti, offrendo la possibilità di alterare la configurazione complessiva di un sistema, agendo sui parametri posti alla base del processo progettuale, secondo una logica di propagazione delle modifiche. L’innovazione assoluta introdotta recentemente da tools come Paracloud, Generative Components (Bentley Systems) e, in particolare, Grasshopper, – plug-in di Rhinoceros (McNeel) – consiste nell’aver tradotto la sintassi della programmazione in un’interfaccia visuale, introducendo un’esperienza inedita di interazione con il software. Con Grasshopper, per la prima volta, il sistema dei legami parametrici che organizza le differenziazioni di un modello tridimensionale può essere configurato e manipolato esclusivamente attraverso un diagramma. La forma non è più ottenuta secondo la logica additiva tipica dei CAD o la manipolazione – seppur virtuale – dei modellatori 3D, ma è generata attraverso una sequenza ordinata di istruzioni: l’algoritmo.

L’algoritmo è un procedimento (indipendente dall’uso del computer) che consente di calcolare un risultato desiderato a partire da dati in input attraverso una sequenza finita e logica di istruzioni elementari.

 

Grasshopper, pertanto, non propone l’ennesimo ambiente di modellazione interattivo, ma offre uno spazio speculativo/operativo non dissimile dal foglio di carta, dove eventuali limiti non appartengono più al software, ma alla capacità di indagine formale dell’utente.

 

 

Inoltre, come diretta conseguenza della logica associativa è possibile  creare legami concettuali ed effettivi tra i diversi livelli di approfondimento progettuale. In altri termini, la modifica di un parametro a scala più ampia è in grado di generare una propagazione di modifiche tale da giungere alla congruente ridefinizione di dettagli a piccola scala: è possibile ipotizzare un link diretto tra i parametri relativi alla forma generale di una superficie complessa e le caratteristiche geometriche di un nodo strutturale, il tutto guidato da logiche di relazione definite dal designer all’interno della sequenza algoritmica. Razionalizzazione della forma, scomposizioni, sviluppo di superfici complesse in elementi piani, cessano di essere operazioni “a posteriori” ma vengono integrate nel medesimo processo di definizione formale.

SPERIMENTAZIONE PARAMETRICA: ARCHITETTURE TEMPORANEE.

Negli ultimi decenni, la realizzazione di strutture temporanee ha rappresentato uno dei più importanti ambiti di sperimentazione teorica e costruttiva soprattutto per quanto riguarda l’implementazione delle tecniche parametriche. Le occasioni progettuali di eccezione, la complicità della committenza, la relativa flessibilità dei requisiti funzionali e (in alcuni casi) dei tempi di realizzazione hanno reso le architetture temporanee una rara e privilegiata occasione di incontro tra ricerca teorica e costruzione. Incontro che ha coinvolto designer, programmatori, docenti, artisti, studenti, strutturisti e imprese. E’interessante, inoltre, sottolineare come alcune delle più interessanti realizzazioni provengano dagli stessi ambienti accademici che hanno avuto un ruolo centrale nella ricerca sul rapporto tra tecniche parametriche e modalità produttive: è il caso della AA School di Londra.

 

Alan Dempsey, Alvin Huang, [c]space Pavilion, Londra, 2008

Realizzato nell’ambito del decimo anniversario del Design Research Laboratory dell’Architectural Association di Londra, il padiglione ha rappresentato lo stato dell’arte della sperimentazione sugli strumenti digitali, sui sistemi di calcolo strutturale e su modalità di fabbricazione avanzata, basati su macchine a controllo numerico (CNC).

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Osservando la produzione dell’ultimo decennio, dal padiglione per la Serpentine Gallery di Toyo Ito (2002), passando per gli AA DRL Pavilions fino alle recenti macrostrutture (che hanno perso la caratteristica temporanea per diventare veri e propri pezzi di città) è possibile coglierne il trait d’union: ovvero la volontà di creare oggetti unici superando la logica della standardizzazione a favore di una ottimizzazione e differenziazione dei componenti costruttivi senza precedenti. Il tutto supportato dalla logica parametrica e dal digital manufacturing e, dunque, dal passaggio diretto dal modello digitale alla macchina a controllo numerico, (in)seguendo un modello ideale di fabbricazione senza passaggi intermedi: dall’idea all’oggetto reale.

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